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TFR in busta paga: SI o NO?

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Il Governo Renzi vuole concedere a milioni di lavoratori italiani di farsi liquidare sullo stipendio una parte delle quote di salario che ogni anno vengono accantonate per la liquidazione.

Stiamo parlando del famoso trattamento di fine rapporto, meglio noto come Tfr.

Che cos’è il Tfr, quanto vale e come viene tassato?

Il Tfr rappresenta una quota dello stipendio pari al 6,9% della retribuzione lorda, che appunto viene accantonata ogni anno dai lavoratori per farsi la liquidazione o una pensione privata, che integra quella pubblica. A questo accantonamento, si aggiunge un ulteriore quota dello 0,5% (per un totale del 7,4%) che serve ad  alimentare un fondo di garanzia dell’Inps. Tale fondo, assicura il pagamento del Tfr ai lavoratori, anche quando un’azienda fallisce.

Questa somma accantonata per la liquidazione viene rivalutata ogni anno dell’1,5 % (quota fissa), al quale si aggiunge il tre quarti del tasso di inflazione.

Esempio: se l’inflazione (aumento dei prezzi) è del 2%, il Tfr maturato aumenta in valore del 3% (1,5% fisso, più un altro 1,5% che corrisponde appunto ai tre quarti del tasso di inflazione).

Per il Tfr destinato alla previdenza integrativa, la rivalutazione dipende dal rendimento del fondo pensionistico al quale l’azienda versa direttamente i soldi.

Ricordiamo che oggi, se il lavoratore mantiene la liquidazione nelle forme tradizionali, gli accantonamenti vanno all’Inps, se l’impresa ha più di 50 lavoratori, mentre restano all’impresa se l’organico è al di sotto dei 49 dipendenti.

Nel nostro paese, i flussi del Tfr accantonati dai lavoratori ogni anno, valgono complessivamente 27 miliardi di euro, di cui 10 miliardi cica, restano alle imprese e 5 miliardi finiscono ai fondi pensionistici. I restanti 12 miliardi vanno all’Inps.

Quando un lavoratore cessa l’attività lavorativa e riscatta il Tfr sotto forma di liquidazione, scattano le seguenti tasse: il 23%, tenendo conto dell’aliquota media applicata sullo stipendio negli ultimi 5 anni. Se invece il Tfr è stato destinato alla pensione integrativa, vi è una tassazione agevolata del 15 % della rendita maturata, che scende progressivamente sino al 9%, man mano che aumenta la lunghezza del piano di risparmio realizzato dal lavoratore.

In merito, il Governo non ha ancora ben chiarito come tasserà le eventuali quote di Tfr liquidate in busta paga.

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di avere il Tfr in busta paga?

Premesso che questi soldi, per il momento accantonati, sono già del lavoratore, il loro anticipo comporta di certo un aumento del salario, anche se non si tratta di grandi cifre.

Per chi, ad esempio, percepisce una paga di 1.500 euro netti al mese, il riscatto del 50% del Tfr annuo comporterebbe un aumento dell’assegno mensile di 40-50 euro.

Il lavoratore che sceglie di incassare subito il Tfr deve essere consapevole che una volta cessato il suo rapporto di lavoro, avrà una liquidazione o una pensione integrativa più bassa.

Per le piccole imprese con personale al di sotto di 50 unità, quindi quelle aziende per cui gli accantonamenti del Tfr rappresentano una riserva di denaro, che può essere utilizzato per la gestione ordinaria, si potrebbe manifestare una mancanza di liquidità.

Per ovviare a questo problema, il Governo vorrebbe far intervenire le Banche con finanziamenti fatti su misura per le aziende rimaste senza soldi.

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Zio Auditore
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